L’Università della Calabria costituisce una risorsa importante per il futuro di Cosenza e dei comuni dell’area urbana e, ancora di più, rappresenta un patrimonio inestimabile sul quale investire per il rilancio e lo sviluppo dell’intera regione. Nei giorni scorsi intervenendo su Gazzetta del Sud, il Rettore ha acutamente osservato come non sia più prorogabile l’attuazione di una seria politica della residenzialità al fine di offrire alle decine di migliaia di studenti ed ai tanti docenti un alloggio adeguato con fitti accessibili a Cosenza e nei comuni vicini. Questa soluzione, unita ad una migliore organizzazione dei trasporti pubblici che vada nella direzione dell’abbattimento delle anacronistiche barriere tra comuni contigui (che ha iniziato a scricchiolare quando nella primavera del 2000 il Sindaco Mancini istituì un collegamento diretto tra piazza Matteotti e il campus di Arcavacata) e ad una sempre maggiore intermodalità tra il trasporto su gomma e quello su rotaia, favorirebbe la creazione di un consistente indotto economico che andrebbe a vantaggio di un territorio assai esteso che va dalla Media Valle del Crati alle Serre dalla Presila al Savuto. Oggi, nel momento in cui la Camera dei Deputati è impegnata nell’esame della legge finanziaria per il prossimo anno attraverso la quale saranno individuati gli obbiettivi strategici da perseguire, ritengo utile affrontare il secondo aspetto è cioè quello che riguarda la crescita futura della nostra regione che, a mio modo di vedere, è indissolubilmente legata all’attenzione che la classe dirigente nazionale e regionale saprà riservare nei confronti del nostro ateneo. L’Unical, sebbene sia un università giovane, è in rapida espansione. Ogni anno il numero degli studenti aumenta (hanno superato le trentamila unità) insieme alle qualità professionali dei docenti. Molte facoltà, soprattutto quelle scientifiche, hanno acquisito prestigio e rinomanza nel Paese. Il numero dei laureati è in costante aumento, così come la percentuale degli assunti entro il primo anno dal conseguimento del diploma di Laurea. Ad Ingegneria, per esempio, nel 2000 sono stati l’ 89,6%. A fronte di una così importante ricchezza ed una ancora maggiore potenzialità i nostri governanti, invece di favorirne e agevolarne la crescita, attuano scelte politiche che vanno nella direzione opposta. Nella legge finanziaria, infatti, il governo ha destinato, nonostante i buoni propositi espressi in campagna elettorale, a vantaggio della ricerca scientifica meno dell’1% del PIL con un taglio dell’1,7% rispetto all’anno scorso. Questa scelta è nefasta per l’intero Paese: se solo si pone mente alla drammatica situazione che sta attraversando la maggiore industria italiana, infatti, si percepisce come la causa della crisi della Fiat sia anche da rinvenire nella poca attenzione che la casa torinese ha dedicato alla ricerca ed all’innovazione investendo nell’ultimo decennio solo un quarto rispetto a quanto fatto dalla concorrente tedesca BMW. Ed è ancora più negativa per le zone più arretrate, quelle del Mezzogiorno, che solo attraverso la valorizzazione delle proprie intelligenze e l’utilizzazione dei propri talenti possono sperare di diventare competitivi in un mercato europeo che a breve sarà ampliato anche ai paesi dell’est che risulteranno concorrenziali per un’offerta di manodopera a prezzi ridotti. Ed è per questo che la sfida del Mezzogiorno e della Calabria deve essere rappresentata dallo sviluppo delle nostre università che formano cervelli che oggi, sempre di più, sono costretti a spostarsi altrove per continuare gli studi e per essere inseriti nel tessuto produttivo. Deve far riflettere il dato in costante decremento dei laureati presso i nostri atenei che utilizzano la proprie competenze in Calabria: alla facoltà di ingegneria dell’Unical scendono dal 58,9% del 1998 al 52,4% del 2000 i laureati che trovano occupazione nella nostra regione. Ecco perché l’impegno della nostra classe dirigente deve essere rivolto al coinvolgimento dei talenti calabresi nella crescita e nello sviluppo del nostro territorio; da qui nasce la necessità del potenziamento dei corsi di laurea esistenti, della istituzione di corsi di perfezionamento, dell’aumento dei numeri dei ricercatori, della maggiore attenzione nei confronti della formazione, nel collegamento e nell’interscambio con i migliori atenei del continente (da favorirsi con una politica che consenta collegamenti aerei più economici) ai quali deve accompagnarsi una seria attenzione nella creazione di nuove imprese che investono in ricerca e nelle nuove tecnologie. La Provincia di Cosenza ha la potenzialità di diventare la sede di un forte distretto industriale high-tech secondo le migliori esperienze internazionali con potenti centri pubblici di ricerca ed una rete diffusa di imprese private innovative la cui nascita potrebbe essere favorita anche dalla predisposizione di un contratto d’area che crei le condizioni più favorevoli per investimenti che provengano anche da altre regioni d’Italia. Questa è la sfida che la classe dirigente calabrese e nazionale deve vincere avendo la consapevolezza che la posta in gioco è assai più alta dello spostamento di una facoltà nel centro di Cosenza.
Giacomo Mancini jr
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