E' alla Camera "per parlare di giustizia". Un tema caro a Giacomo Mancini. Un tema che in questo momento è tornato di grande attualità, ma del quale a parere del deputato cosentino del Pse si parla in maniera sbagliata. "Stiamo assistendo alla perdita di credibilità del nostro Paese - dice Mancini - proprio alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea". Il riferimento è alle "polemiche virulente" che stanno interessando il premier Silvio Berlusconi, il presidente della commissione Romano Prodi e il vicepresidente della Convenzione Giuliano Amato. "Trasmettiamo l’idea - aggiunge - di un Paese poco autorevole, che lavora per perdere credibilità". Ecco perché è necessario parlare di "giustizia in termini produttivi, proponendo una riforma organica del settore che il governo Berlusconi non è riuscito a dare visto che s’è concentrato su riforme parziali a tutto vantaggio di certi personaggi". E sottolinea l’importanza della sentenza di assoluzione, a Palermo, di Giulio Andreotti, "della quale sono molto contento". E commenta: "L’inchiesta di Palermo rappresenta una delle pagine più nere della storia repubblicana". Un discorso che trasla in Calabria ricordando come "ci sono stati magistrati della procura distrettuale di Reggio (Salvatore Boemi, ndr) che hanno indagato uno dei pochissimi uomini di governo calabresi che ha sempre combattuto la mafia (il nonno Giacomo Mancini, ndr). Magistrati che hanno detto che si trattava di inchieste che servivano a sostenere il procedimento contro Andreotti a Palermo". E attacca dicendo che "in questo Paese e in questa regione ci sono magistrati pericolosi per la democrazia, che con la loro azione rappresentano un vulnus per il funzionamento della giustizia". Un’attenzione sui temi dell’ordinamento giudiziario che però non rappresentano una distrazione per Giacomo Mancini che, prendendo spunto dalle imminenti elezioni nel Comune di Castrolibero, rilancia la sua idea di "città del terzo millennio". Una città, che "deve nascere attorno ai due punti d’eccellenza, l’Università e il centro storico". A questo, secondo il deputato socialista, devono lavorare "i dirigenti politici riformisti abbattendo le barriere anacronistiche che ancora esistono e che i cittadini non avvertono più visto che si considerano abitanti di un unico territorio. I riformisti - aggiunge - devono sapere dare le risposte giuste alle aspettative dei cittadini". E, senza entrare nel merito delle polemiche, pure aspre, che stanno caratterizzando la discussione attorno al Comune unico, assesta alcune stoccate: "C’è sempre qualcuno - storicamente è così - che si oppone alle grandi battaglie condotte dai riformisti. L’opposizione dei reazionari che vogliono mantenere le loro piccole rendite di posizione". E poi la stilettata: "Dispiace che di questo fronte reazionario facciano parte anche quelle persone che per appartenenza non dovrebbero farlo". Chi sono? "I riformisti annacquati". Il riferimento potrebbe essere al sindaco di Rende Sandro Principe, protagonista in questi giorni di posizioni durissime verso il centrosinistra e i Ds, ma Mancini non lo dice. "Mi interessano le nuove frontiere: la nostra è quella di creare un comune unico. Il futuro sta lì, anche se è un futuro non immediato e che necessità di passaggi. Ma l’obiettivo è mettere da parte beceri e inutili campanilismi e municipalismi, creare nuovi diritti e nuove opportunità per i cittadini". Su Castrolibero, però, il suo partito, il Pse, è tra i fautori di un’alleanza perlomeno anomala. Un’alleanza con una parte del centrodestra, una saldatura che ha fatto perdere per strada mezzo centrosinistra e anche il sostegno importante del presidente della Provincia Antonio Acri. Mancini ribalta subito la situazione: "Il percorso di costruzione del Nuovo Ulivo è difficile a livello nazionale. Sul locale a volte le difficoltà sono anche maggiori. Ma un dirigente deve cercare di superarle. Non farei - ecco la chiave di lettura - di un caso isolato un nuovo motivo di contrasto. Dispiace, certo, che il centrosinistra non si sia ritrovato tutto attorno a una candidatura. Ma auspico che riesca a farlo sui programmi. Per Castrolibero e per l’intero territorio cosentino". Quindi è indispensabile rifuggire "l’imbarbarimento dello scontro anche perché se ci mettessimo a fare gli esami del sangue verrebbero fuori molte contraddizioni. Da tutte le parti". "Il mondo è pieno di socialisti - un monito pesante - che raggiunto il potere hanno smesso di fare la politica riformista per pensare a restare attaccati alla poltrona. Ma è giusto che gli elettori e i cittadini sappiano e possano fare le opportune distinzioni". "Giovani e responsabili dirigenti devono avere una visione più ampia delle cose - incalza Mancini - evidenziare gli aspetti che uniscono, non quelli che dividono: mi auguro che sulle grandi prospettive tutti i riformisti siano d’accordo, anche quelli che in questo contesto sostengono candidati diversi". E torna il tema del grande comune, della grande città, della "città del terzo millennio". A chi, Principe, ha rilanciato la necessità della concertazione tra istituzioni stigmatizzando certe enfatizzazioni politiche risponde: "La concertazione è una bella parola, ma in politica contano i fatti, gli atti amministrativi. E allora la concertazione non deve soccombere rispetto agli atti di arroganza e alle prove di forza. Concertazione - attacca - non è certamente bloccare gli autobus che da Cosenza vanno all’Università...".
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