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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(LA GAZZETTA DEL SUD)
Il Pse motore della sinistra riformista

15/5/2003

Il Pse partito guida della sinistra riformista. É questa l'ambizione del deputato Giacomo Mancini. Un progetto che ha nel «modello Cosenza» il suo punto di riferimento: un Pse forte capace di aggregare tutte le forze della sinistra riformista. Il giovane leader del Pse evita però di parlarne e sposta l'attenzione sugli altri temi dell'attualità politica. - Che c'è di nuovo sotto il sole della politica cosentina e calabrese? «Si discute di argomenti modesti, di questioni di secondo piano. Ed è invece importante che anche in Calabria il dibattito si allarghi ai temi più importanti: l'emergenza della guerra e la costruzione di un mondo di pace, la grande Europa che sarà abitata, dal primo maggio dell'anno prossimo da 500 milioni di abitanti di 25 nazioni. Si stanno registrando mutamenti epocali, sono in arrivo nuove opportunità ma anche nuovi rischi, la Calabria deve parlare sempre di più al futuro, raccogliendo la sfida della nuova Europa». -E allora che fare? «Si tratta di predisporre e attuare programmi che diano certezze ai tanti giovani che hanno intelligenza e professionalità, che tutelino il mondo imprenditoriale, l'agricoltura, il turismo. E invece gli amministratori regionali si attardano in discussioni sterili e lanciano iniziative, quale quella del concorso per le miss, di cui non c'é proprio bisogno. In Calabria di tutto c'è penuria tranne che di belle donne. La Calabria può e deve avere un ruolo, può e deve essere la regione del dialogo e della pace con i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. É possibile lavorare per stabilire rapporti di collaborazione con le diverse culture dell'area del Mediterraneo. Testimoni di pace e di dialogo con idee e proposte che rifiutino il vecchio e becero anti-americanismo, che non porta nè alla convivenza nè allo sviluppo pacifico». -Cosa rimprovera agli amminsitratori regionali, che cosa bisognerebbe fare per la Calabria? «Il governo Berlusconi e la Giunta regionale non stanno aiutando il Mezzogiorno a crescere. Nelle regioni del Sud e in Calabria in particolare assistiamo al fallimento della classe dirigente di governo. É un fallimento che colpisce innanzitutto il partito di Alleanza Nazionale, ridotto a una semplice appendice dei centri di potere che guidano la Casa delle libertà. Il gruppo dirigente calabrese di An è stato spazzato via, a controllare il partito ci sono proconsoli che della Calabria sanno e capiscono poco». -Ma anche il centrosinistra non è esente da limiti, insufficienze, incapacità di governo. «Il centrosinistra deve sapere approfittare della mancanza di cultura di governo della Casa delle libertà, sviluppando una opposizione forte e credibile, elevando il tono del dibattito, allargando e rinnovando il nucleo dirigente, affrontando l'esame delle grandi questioni, quale quella della giustizia, con spirito nuovo. Non possiamo farci rappresentare sempre da Violante che è l'emblema della sconfitta. C'è, in campo nazionale, una nuova classe dirigente, quella dei Letta, dei Franceschini, dei Chiti, dei Bersani, alla quale occorre dare fiducia». -E in Calabria? «Il discorso vale anche per la Calabria. Non ci possiamo candidare a essere alternativi al centrodestra presentandoci con gli stessi uomini che hanno avuto negli ultimi anni responsabilità di governo». -Tra un anno si vota per il rinnovo del consiglio provinciale. Che deve fare il centrosinistra per conservare il suo primato? «É opportuno partire da una constatazione: che quella di Cosenza è stata sempre una provincia socialista. Dopo tangentopoli settori del vecchio partito socialista si sono dislocati nel centrodestra. Da questi settori arrivano segnali di insofferenza, di progressivo distacco dall'alleanza con la Casa delle libertà. Anche di questo occorre tener conto, puntando su un candidato che sappia dialogare con tutti i settori riformisti. Ovviamente c'è anche bisogno di un programma che affronti i tanti nodi della suituazione sociale ed economica, che sappia parlare ai giovani». -É tornata di moda l'unificazione Cosenza-Rende-Castrolibero. E c'è già chi conia nuove denominazioni. «Il nome è Cosenza. Quella di Telesio del 1500 si fermava sulle rive dei fiumi, quella del terzo millennio va dal centro storico all'università. É una sola città, senza barriere, come percepiscono ormai gli abitanti di Cosenza, di Rende e di Castrolibero. Le vecchie contrapposizioni, i municipalismi vanno definitivamente superati. Chi li alimenta non tiene conto della maturità della gente che si rende conto quotidiamente che c'è una sola città dal centro storicop all'Unical». -Torniamo alla sinistra. Come dovrebbe essere, come la immagina? «Una sinistra moderna, che sappia liberarsi da vecchie incrostazioni e che sappia essere davvero autonoma. Un esempio su tutti, quello della giustizia. La sinistra non può fare proprie teorie di alcuni settori della magistratura che negli anni passati hanno sostenuto che in Calabria non si può fare politica senza il supporto della mafia. Una accusa grave, gravissima contro la quale la sinistra riformista doveva e deve far sentire la propria voce. Certe procure antimafia hanno prodotto guasti enormi. E c'è stato, e forse c'è ancora oggi, chi ha avuto la tentazione di usare la via giudiziaria per regolare conti politici. Con questi metodi non si va da nessuna parte, vince l'antipolitica. E non possiamo davvero permettercelo».
 


 
 
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