Dopo la giornata di ieri è più profonda la divisione tra maggioranza e Governo sulla riforma dell'esame forense. L'Udc ha deciso di sfilarsi e di chiedere al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il ritiro del decreto legge in discussione alla commissione Giustizia della Camera. «Il ministro dovrebbe prendere atto - spiega Flavio Tanzilli, capogruppo Udc in commissione Giustizia - della necessità di arrivare a una riforma complessiva dell'acceso. Un obiettivo che non è certo raggiunto da un provvedimento tampone come questo. A un progetto complessivo non si arriva certo per decreto legge anche se il problema è indiscutibile». E, per quanto riguarda il merito, Tanzilli si dice altrettanto perplesso, mettendo in evidenza come la soluzione predisposta dal ministero appaia «troppo penalizzante» nei confronti dei praticanti. Sulle prossime mosse, come naturale, Tanzilli non intende esasperare i toni, anche se riconosce che la conseguenza della posizione assunta ieri sarebbe un voto contrario al provvedimento. «Ma è chiaro - spiega Tanzilli - che se la questione da tecnica diventasse politica, allora le cose potrebbero cambiare». I "mal di pancia" non sono comunque solo dell'Udc. Anzi. I centristi sono stati soltanto i primi a venire allo scoperto. All'interno di Alleanza nazionale, per esempio, una decisione resta ancora da prendere (ma il movimento giovanile del partito si è già pronunciato contro). In Forza Italia, dove è particolarmente forte il "partito degli avvocati", il dissenso serpeggia in maniera non troppo latente e il relatore al decreto legge, Luigi Vitali, ha preannunciato una serie di cambiamenti che, comunque, condurrebbero a uno stravolgimento dell'impianto del provvedimento. Solo la Lega sembra ancora disposta a fare quadrato intorno a Castelli e al suo decreto. Proprio il ministro ieri ha partecipato alla riunione della commissione Giustizia e il suo intervento ha tentato di rappresentare un punto di equilibrio. Così, dimostrando una disponibilità maggiore di quanto avrebbero lasciato presagire le sue dichiarazioni della passata settimana (tutte improntate all'indisponibilità a ridiscutere i punti salienti del test), Castelli si è detto disponibile a un passo indietro sul fronte dell'utilizzo dei codici commentati che, attualmente vietato dal decreto, potrebbe essere reintrodotto. Pollice verso, invece, per quello che, alla fine, rappresenta il vero nodo da sciogliere: l'attribuzione a una commissione esterna della valutazione delle prove orali dei candidati. Il progetto del Governo punta, infatti, a rescindere drasticamente il legame territoriale tra commissari e candidati, mentre secondo una parte dell'avvocatura e numerosi parlamentari obbligare i candidati alla trasferta rappresenterebbe solo un ulteriore fenomeno di "turismo" forense". E se all'interno della maggioranza si aprono crepe, l'opposizione appare disponibile a un accordo che punti al ritiro del decreto. «Il Governo adesso fa retromarcia - commenta Giacomo Mancini, componente Ds della commissione Giustizia - ammettendo i primi cambiamenti. Ma la verità è che tutto il decreto non funziona: bisognerebbe accantonarlo e proporre un'intesa per una riforma complessiva dell'accesso alla professione forense». E Pierluigi Mantini, responsabile professioni della Margherita, uscendo da un incontro con le rappresentanze dell'avvocatura, annuncia che «nel corso dell'incontro si è convenuto su una riforma a regime, con un esame che dovrà svolgersi attraverso tirocini differenziati e verifiche semestrali, con un sistema di crediti, depotenziando così l'esame finale che potrà svolgersi anche tramite selezione informatica. In via transitoria, rispetto al decreto, anzichè organizzare girotondi forzosi, andrebbero integrate le commissioni delle sedi che, statisticamemente, producono risultati anomali, sia in eccesso che in difetto (non solo Catanzaro dunque)». E oggi si annuncia un'altra giornata campale. Davanti alla commissione Giustizia sfileranno, infatti, le principali organizzazioni forensi. Dal Cnf all'Oua, passando per l'Aiga, il pomeriggio diventerà l'occasione per fare il punto sulle posizioni dell'avvocatura che all'appuntamento non si presenta certo compatta.
GIOVANNI NEGRI
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