Il deputato dell’Ulivo Giacomo Mancini jr, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per avere chiarimenti sul futuro degli investimenti nelle aree svantaggiate. L'iniziativa nasce dalla preoccupazione che i finanziamenti vengano drasticamente ridotti a causa delle recenti modifiche legislative. Il decreto del Ministero dell’Economia, infatti, fissa il limite di utilizzo per i crediti d’imposta relativi a nuovi investimenti realizzati nelle aree svantaggiate, maturati prima dell’8 luglio 2002. Il bonus Sud maturato prima della fatidica data di entrata in vigore del decreto-legge 138/02, potrà essere utilizzato per il 2003 nella misura del 10% della quota maturata e per gli anni successivi nella misura del 6%. "La riduzione della percentuale di utilizzo sugli importi già maturati - spiega Mancini jr - porta come diretta conseguenza l’ulteriore svuotamento di una norma che si appresta ad arrecare pesantissime conseguenze all’economia delle aree interessate dal beneficio. Sul piano dei diritti acquisiti già le misure stabilite dal decreto-legge 253 del novembre 2002, riprese totalmente nella legge (finanziaria 2003), prevedendo il blocco nell’utilizzo del credito d’imposta non soltanto avevano determinato notevoli difficoltà in merito alla gestione finanziaria delle imprese del Mezzogiorno, a causa dell’improvviso venir meno della possibilità di compensazione del bonus nel modello f24, ma hanno rappresentato anche il segnale di una certa “instabilità” del quadro normativo che può avere riflessi sullo sviluppo delle aree svantaggiate. La portata normativa del decreto 253/2002, infatti, alla luce delle disposizioni contenute nello Statuto del Contribuente - dice ancora Mancini jr - ha lasciato molti dubbi circa la relativa legittimità delle disposizioni introdotte, in quanto sono stati pregiudicati, se pur temporaneamente (fino al 10 Aprile 2003), gli interessi di migliaia di contribuenti. Oggi, alla luce delle disposizioni di riapertura dei termini di utilizzo del bonus e di fissazione di una percentuale stabilita nella misura del 10% dei crediti maturati, lo scenario è veramente drammatico. Non si comprende - conclude il deputato dell'Ulivo - come potranno continuare ad operare le imprese che avevano avviato o realizzato investimenti nel 2002, contando sulle possibilità che derivavano dall’utilizzo della Visco-Sud. Imprese che avevano deciso la realizzazione di nuove strutture produttive nelle aree obiettivo 1, programmando pure l’assunzione di nuovi addetti, per le quali i benefici fiscali in esame sembrano dissolversi tra istanze preventive (introdotte dal decreto-legge 138/2002), procedure informatiche, monitoraggi, sospensioni e riutilizzi in formato ridotto.
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