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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(IL SOLE 24 ORE)
Esame forense al test dell'Aula

20/6/2003

La riforma dell’esame forense si avvicina alla prova del fuoco del voto alla Camera (in programma il 23 giugno). E, allo stato, il relatore del ddl di conversione del decreto legge 112/2003, Luigi Vitali (Forza Italia), non è ancora sicuro dell’esito della votazione assembleare. Sebbene la Commissione Giustizia di Montecitorio abbia recepito tutti gli emendamenti da lui presentati. Restano ancora forti, infatti, le divisioni delle parti politiche. Le modifiche indicate da Vitali riguardano l’incompatibilità tra ruolo di consigliere dell’Ordine e della Cassa forense e quello di esaminatore e l’ineleggibilità a queste cariche per i membri delle commissioni esaminatrici. E’ inoltre prevista la nomina di una commissione nazionale – istituita presso il ministero della Giustizia – cui è affidata la definizione dei criteri per la valutazione degli elaborati scritti e dell’esame orale e di sottocommissioni distrettuali (una ogni 300 candidati). Gli aspiranti avvocati potranno svolgere, così, esame scritto e orale nella stessa sede di Corte d’Appello, quella in cui hanno svolto prevalentemente il tirocinio. Soltanto gli scritti, quindi, “viaggeranno”: saranno corretti in una sede di Corte d’Appello diversa, selezionata mediante sorteggio. Proprio questo è il punto che il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha dichiarato immodificabile senza snaturare l’intero provvedimento. La commissione Giustizia, oltre agli emendamenti proposti da Vitali, ne ha anche approvato uno presentato da Giacomo Mancini (Ds) sul certificato di pratica. L’emendamento dispone che il certificato venga rilasciato, per il 2003, dal consiglio dell’Ordine del luogo dove il praticante risulti iscritto al momento dell’entrata in vigore del Dl 112 (il 23 maggio). In sostanza, si potrà svolgere l’esame (scritto e orale) – ferma restando l’applicazione della nuova normativa – davanti alla sottocommissione del distretto in cui si è svolta la pratica legale, nell’ultimo semestre, prescindendo dal criterio della prevalenza. “Questo emendamento – ha sottolineato Mancini – differisce di un anno l’applicazione del nuovo sistema. Il fatto che sia stato votato all’unanimità conferma il malessere che serpeggia nella stessa maggioranza”. L’Anpa (l’Associazione nazionale dei praticanti), a fronte dell’apprezzamento delle correzioni apportate, ha sollecitato il ritiro del provvedimento di riforma dell’abilitazione. L’Aiga (Associazione dei giovani avvocati), invece, fa sapere, in una nota, che le modifiche fin qui approvate recepiscono quanto richiesto dai giovani, dal Cnf (Consiglio nazionale forense) e dall’Oua (Organismo unitario dell’Avvocatura) nella audizione in commissione del 4 giugno scorso. “Far giudicare i candidati avvocati da tre distinte commissioni (una centrale per i criteri, una per lo scritto a sorteggio e una per l’orale) – ha dichiarato, invece, il responsabile professioni della Margherita, Pierluigi Mantini – è segno di accanimento burocratico e di confusione mentale”. Sull’accesso alle professioni legali è intervenuto ieri, il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Maria Grazia Siquilini. “Stiamo ripensando – ha precisato Siquilini, nel corso di un convegno del Consiglio nazionale del notariato – le scuole di specializzazione per le professioni legali, che dovranno garantire una migliore formazione per superare l’attuale sistema”, definito “obsoleto”.
 


 
 
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