L'illusione di tornare in serie B aveva riavvicinato (solo per un giorno) il presidente della Provincia e il Sindaco della città. In nome della comune e superiore causa rossoblù, Eva Catizone e Antonio Acri avevano siglato un documento inviato ai massimi responsabili dello sport italiano chiedendo la riammissione dei “lupi” in serie B. Le notizie giunte in serata da Roma hanno fatto gridare i due esponenti politici allo scandalo e, forse, ristabilito fra loro le distanze. Distanze siderali derivanti dalle polemiche scoppiate con la nascita della società “Cosenza acque”. Il presidente provinciale di An, Gabriele Limido, appreso dell'esclusione del squadra del cuore dalla cadetteria, se la prende con l'amministrazione comunale: «La non ammissione del Cosenza non ha nulla a che fare con il calcio, bensì rientra nelle manovre di strane lobbies che, avevano già da tempo deciso di affossare il calcio a Cosenza. E' triste – ha dichiarato l'esponente di An – che a questa logica abbia dato man forte il Comune con a capo il suo Sindaco. Gli esempi di realtà come Catania, Firenze e L'Aquila in serie C1 dove le amministrazioni comunale hanno combattuto in prima persona battaglie a tutela del loro patrimonio sportivo sono sotto gli occhi di tutti. A Cosenza, invece, i nostri amministratori hanno subito decretato la morte del Cosenza Calcio corendo da Carraro, tra i principali artefici di questa losca operazione, ed accettando un inutile compromesso». Il segretario regionale dei Ds, Nicola Adamo, definisce la decisione dei vertici nazionali una «grave e inaccettabile penalizzazione di una realtà meriodionale assai importante nel mondo sportivo». Umberto De Rose invita la società calcistica a proporre «immediato ricorso al Tar del Lazio». «Indignati» e «esterrefatti» il senatore di Forza Italia, Antonio Gentile, il sottosegretario alla Giustizia, Iole Santelli, il presidente delle Ferrovie della Calabria, Franco Covello, il parlamentare Giacomo Mancini (che parla di una «sporca operazione spartitoria») i senatori Cesare Marini e Gino Trematerra, l'onorevole Roberto Caruso. La classe politica cosentina reagisce insomma con forza reclamando immediati interventi riparatori. Durissimo il commento del deputato Mario Oliverio che parla di «decisione scandalosa e inverosimile». In fibrillazione pure i consiglieri comunali, provinciali e regionali di tutti gli schieramenti politici. L'ingiustizia calcistica patita, sembra aver spinto gli esponenti degli opposti schieramenti a far fronte comune. Le speranze di ribaltare la situazione sono però nulle. Il pateracchio ormai è fatto, inutile versare lacrime di coccodrillo. Il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, aveva promesso, ieri mattina, un suo autorevole intervento «nel dovuto rispetto degli organismi sportivi». Se l'intervento c'è stato, i risultati non si sono visti.
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