Biografia
Attività parlamentare
Dichiarazioni
Agenda
Rassegna stampa
Galleria fotografica
Manifesti
Scrivimi

 
Area riservata



Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(IL MANIFESTO)
Finanziaria, buio in cassa

18/12/2003

Alle 21 di ieri sera c’è stato un black out di mezz’ora in tutti i piccoli comuni italiani. Questa volta non c’entra niente la rete elettrica e non si è trattato di un guasto dovuto al maltempo e al freddo gelido di questi giorni. E’ stata invece una scelta dei sindaci. Tutte le amministrazioni comunali con meno di cinquemila abitanti hanno voluto dimostrare così la loro protesta per una finanziaria che ripete il copione dei tagli ai trasferimenti degli enti locali. La protesta è stata organizzata da Legambiente e dall’Anci, l’Associazione Nazionale dei comuni italiani. Mezz’ora di buio contro una finanziaria che opera tagli del 30 per cento. All’iniziativa hanno aderito 250 piccoli comuni. Di questi, 107 sono in Toscana: “Anche se solo idealmente avrei voluto spegnere con loro l’interruttore”, ha scritto sul Tirreno di oggi il presidente della Regione toscana, Claudio Martini. I tagli sono molto pesanti e produrranno effetti negativi a catena. “In Toscana – spiega il Presidente – abbiamo quantificato che complessivamente la finanziaria, se non verrà modificata, costerà ad ogni cittadino della nostra regione 263 euro. E’ il prezzo più alto lo si pagherà proprio nei piccoli comuni”. Questo per quanto riguarda la protesta di ieri. Ma potrebbe essere solo l’inizio. Da gennaio, ha annunciato per esempio Franca Biglio, presidente del’’Anpci, Associazione nazionale dei piccoli comuni costretti a risparmiare su tutto, anche sull’illuminazione stradale. E quella dei piccoli comuni non è solo una trovata pubblicitaria. I sindaci hanno intenzione davvero di mettere in atto la protesta a partire dai primi giorni dell’anno che sta per cominciare. E’ stata la stessa Biglio, ieri, a dare indicazione agli aderenti alla sua associazione di mettersi in contatto direttamente con l’Enel distribuzione per studiare le modalità più consone per mettere in atto questa scelta. La Finanziaria di Tremonti – tra le altre cose – ha prodotto lo sciopero del lampione. L’iniziativa è stata appoggiata dalle forze di opposizione che continuano a contestare le scelte del governo Berlusconi sia sul fronte dei tagli alle spese sociali, sia sul fronte delle entrate, dato che ancora una volta si è ripetuto il copione dei condoni e delle “una tantum”. La protesta dei piccoli comuni è considerata una risposta dovuta da Luigi Meduri, deputato della Margherita che ieri ha espresso solidarietà ai piccoli comuni a prescindere dal colore politico “perché i problemi sono identici per tutti”. Alla protesta dei piccoli comuni aderiscono attivamente anche i Ds. “Il governo ha penalizzato migliaia e migliaia di amministratori – ha dichiarato Mario Filippeschi, segretario regionale dei Ds toscani – gli amministratori sono stati resi più poveri e vengono abbandonati a loro stessi, senza contare poi l’effetto dei condoni, l’assenza di politiche di sviluppo, i sempre maggiori tagli alla sanità e scuola, ai servizi e in generale, a tutti gli enti locali”. Per Filippeschi sono state vanificate e annullate così tutte le iniziative dei mesi passati che avevano visto i piccoli comuni in prima fila, appoggiati anche dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Tutto cancellato, tutto spento, come i lampioni di ieri. Non parliamo poi di quel che succede nel sud del paese. “Le leggi finanziaria e di bilancio – dice l’ordine del giorno presentato dall’Ulivo – non tengono in nessun conto le emergenze ataviche che impediscono al Mezzogiorno di essere competitivo e di poter diventare parte integrante dell’Italia e protagonista in Europa”. L’ordine del giorno è stato presentato da Giacomo Mancini, secondo il quale anche quest’anno il Governo ha deluso le aspettative dei cittadini meridionali. Il problema vero è che “questo governo – come dice Castagnetti della Margherita – ha spento la speranza, la fiducia e l’ottimismo e gli italiani hanno però già capito tutto: l’esecutivo non ha un’idea”. Per il capogruppo della Margherita alla Camera, la situazione si è fatta alquanto preoccupante. Siamo di fronte alla terza finanziaria del governo Berlusconi, una legge varata a suo di fiducia, che in realtà spegne la fiducia e la speranza. Una finanziaria che segna la curva in discesa dell’intera legislatura. “Il fallimento della vostra azione – ha detto Castagnetti rivolgendosi al governo – è testimoniato dalla diminuzione dell’avanzo. Se non aveste avuto altre risorse avreste chiesto agli italiani il conferimento dell’oro domestico?” Drastico anche il giudizio di Piero Fassino, segretario dei Ds. Nel 2003 l’Italia registrerà una crescita zero, dopo la sostanziale stagnazione registrata nel 2002, mentre le previsioni per il 2004 sono tutte azzardate. “Lei – ha detto Fassino a Tremonti – ci propone una finanziaria che non fa i conti con l’inflazione che sta diminuendo la capacità di acquisto di salari e pensioni, riduce gli investimenti per innovazione e ricerca e i trasferimenti agli enti locali, spingendoli a tagliare i servizi o a farli pagare ai cittadini”. In più non si danno alle municipalizzate i soldi per chiudere i contratti, situazione che determina l’esplosione delle forme di lotta che abbiamo visto in questi giorni in particolare a Milano. La Finanziaria non stanzia un euro per le infrastrutture, mentre il mitico ponte di Messina rischia ormai di essere “una scenografia dietro la quale c’è il nulla”. La Finanziaria scontenta però anche a destra e non solo tra le fila delle opposizioni. Ai tanti malumori dei partiti di maggioranza è stata data una medicina che rimanda lo scontro, mentre voci di protesta continuano a sollevarsi qua e là. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, sostiene per esempio che quello che è successo in queste settimane non si può digerire. “Penso – ha detto Storace – che la finanziaria abbia dei contenuti che sono suscettibili di ricorso al giudice delle leggi”. Una espressione che in realtà potrebbe nascondere il riferimento alla Corte Costituzionale. Lunedì il senato compirà l’ultimo atto formale per varare definitivamente la finanziaria dei condoni e delle tasse sulle sigarette e la birra. La finanziaria più blindata secondo il modello legislativo varato nel ’78. Ieri sia il Ministro Tremonti che altri esponenti della maggioranza hanno detto che dal prossimo anno tutto sarà diverso. La blindatura diventa istituzionale e normale.
 


 
 
  © Copyright - Tutti i diritti riservati