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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(GAZZETTA DEL SUD)
L'insegnamento di Giacomo Mancini

8/4/2004

Cade oggi il secondo anniversario della morte di Giacomo Mancini, il leader socialista che volle dedicarsi nell'ultima parte della sua vita ai problemi della città di cui fu sindaco per nove anni. A ricordarlo è il nipote Giacomo Mancini junior che ne ha raccolto l'eredità politica. Mio nonno amava molto parlare di suo padre Pietro, fondatore del socialismo meridionale. Ricordava, con orgoglio, le prime battaglie di quel giovane avvocato di Malito che non esitava a schierarsi al fianco dei contadini contro i proprietari delle terre, con commozione, l'abbraccio con don Antonio Del Vecchio, parroco del Duomo di Cosenza, prima della partenza per il confino, con ammirazione, i dotti interventi e il forbito eloquio all'Assemblea Costituente. Nella vita di Giacomo Mancini la figura del padre ha rappresentato un esempio di rettitudine morale e di dignità nell'impegno politico ancora maggiore, io ritengo, di quella di Pietro Nenni, insieme al quale per alcuni lustri ha collaborato alla guida del Partito Socialista, e pur avendone seguito le orme prima in Parlamento, poi al Governo del Paese, con venerazione diceva di non esserne stato all'altezza. Seguendo l'esempio dei leader socialisti francesi, nazione alla quale fu interessato dalla madre, e di cui aveva conosciuto gli onori inaugurando il traforo del Frejus al fianco del presidente Charles De Gaulle, e di cui aveva ammirato il rispetto dei diritti durante gli anni di piombo, egli scelse di concludere la sua attività dedicandosi al governo della sua città ridando credibilità e prestigio all'istituzione comunale. A differenza del padre, forse per pudore, per modestia ed anche per scaramanzia, non ha mai pensato a come essere ricordato. Tante volte indicando il suo monumentale archivio, egli, che per tanti anni, rispettando i voleri del padre, aveva fatto pubblicare la interpellanza sulle gravissime condizioni della Calabria del 1922, affermava, sorridendomi: “Qui dentro c'è tutta la mia vita, se un giorno mio figlio e mio nipote avranno voglia potranno mettervi mano”. Oggi, che sono trascorsi due anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Giacomo Mancini è ancora fortemente presente. Lo mantengono vivo le tante opere realizzate nel corso della sua lunga attività politica improntata ad un riformismo concreto che ha sempre avuto come bussola quella di intervenire per eliminare il bisogno e per aumentare le opportunità dei cittadini calabresi e meridionali. E’ presente, forse ancora di più, nel sentimento di tante persone e di tanti militanti che conservano nella propria memoria momenti pubblici e dettagli privati del suo impegno infaticabile svolto sempre avendo orizzonti elevati ma, al contempo, rispettoso dei rapporti personali soprattutto con i più umili. Il nostro compito oggi è quello di esserne all'altezza e di raccoglierne il testimone, cercando di riannodare gli antichi rapporti, le gloriose militanze, il rispetto diffuso, coinvolgendoli in una prospettiva per lo sviluppo della Calabria e dell'intero Mezzogiorno che devono tornare a essere una priorità nell'agenda politica dei prossimi anni. E’ evidente che in questa sfida si misurano la capacità e la coerenza dei singoli e delle formazioni politiche riformiste. Ritengo, però, che limitare a questo il lascito di Giacomo Mancini non sia affatto giusto e non renda per niente onore all'impronta che egli ha lasciato nella storia del nostro Paese. Ed è proprio per questo che insieme a mio padre, che abbraccio con sentimento, e con il sostegno del Sindaco di Cosenza, del Presidente della Provincia e del Rettore dell'Università, che ringrazio sentitamente, ho ritenuto giusto promuovere la costituzione della Fondazione Giacomo Mancini, la cui guida sarà affidata a storici ed intellettuali di livello, come Antonio Landolfi, compagno di tante battaglie che ne sarà il presidente, e di Simona Colarizi, studiosa emerita del pensiero socialista, che guiderà il suo comitato scientifico. L'impegno poliedrico di Giacomo Mancini dovrà essere studiato, approfondito, analizzato da chi ha la capacità, la cultura e la preparazione. Tra le sue carte, che saranno catalogate, conservate e rese fruibili a chiunque lo desideri, vi è un patrimonio che è giusto rendere condiviso, così da far conoscere in profondità le sue tante battaglie ed anche per analizzare e chiarire aspetti della vita politica nazionale ancora incerti e oscuri. E’ motivo di orgoglio che alle sollecitazioni dei promotori abbiano risposto le maggiori intelligenze del nostro Paese: offriranno la loro collaborazione al comitato scientifico, storici di livello internazionale del calibro di Rosario Villari, Spencer Di Scala, Alceo Riosa, dirigenti politici che hanno fatto la storia della sinistra italiana coma Aldo Aniasi, Giorgio Napolitano, Emanuele Macaluso, Giorgio Ruffolo, e uomini di cultura come Paolo Franchi, Antonio Di Rosa, Giuliano Ferrara, Luigi Lombardi Satriani, Massimo Teodori, Marcello Vittorini e i leader del socialismo europeo Giuliano Amato e Massimo D'Alema. L'obiettivo è quello di fare della Fondazione Giacomo Mancini un punto di riferimento storico, politico e culturale che possa anche contribuire a formare le giovani generazioni all'impegno politico seguendo l'esempio di un uomo che ha onorato la sua città ed il suo Paese con un impegno profuso senza sosta, anche quando la salute era precaria e le energie iniziavano a venire meno, il cui insegnamento può essere ancora utile per definire l'identità ed i contenuti di un quadro politico in trasformazione che, però, non può prescindere dall'onorare la dignità e la lungimiranza di un onesto socialista calabrese con la schiena diritta. Giacomo Mancini jr
 


 
 
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