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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(GAZZETTA DEL SUD)
Tradito il Modello Cosenza

18/5/2004

Sono tornati all'opera i “professionisti della distruzione”, le decisioni adottate negli ultimi mesi da sindaco Eva Catizone allontanano l'amministrazione comunale dalla direzione di marcia degli ultimi dieci anni. Il deputato Giacomo Mancini, leader del Pse, il partito di maggioranza relativa alle elezioni amministrative cittadine del 2002 mette da parte la diplomazia. -Che sta succedendo in città, cosa pensa della nuova Giunta comunale? «Accade putroppo che sta diventando sempre più netto il distacco tra la guida dell'amministrazione comunale e la cittadinanza. É una divaricazione grave che può portare a conseguenze disastrose. In un momento in cui è nettamente percepibile il fallimento della destra che non ha saputo dare attuazione alle idee e ai progetti di rinnovamento e di modernizzazione delle istituzioni, il centrosinistra doveva raddoppiare l'impegno per dimostrare di essere davvero una alternativa autorevole e vincente». -E invece? «Invece si sta sbagliando quasi tutto, rinunciando a valorizzare e proseguire esperienze fondamentali per favorire l'affermazione del centrosinistra. C'era da rafforzare il modello Cosenza per riproporlo come esempio di amministrazione attenta ai problemi della collettività e in grado di mantenere collegamenti proficui con il mondo delle professioni, della cultura, della politica». - Lei teme che a Palazzo dei Bruzi il «modello Cosenza» sia stato messo irrimediabilmente da parte? «Registro quel che sta succedendo. E non ne traggo, come la maggior parte dei cosentini, impressioni raissicuranti. La guida della città è diventata incerta, non c'è più la visione ampia e alta degli anni passati. E si rischia di essere ricacciati nel mucchio delle amministrazioni mediocri». -Che bisognerebbe fare? «L'ambizione dovrebbe essere quella manifestata nel 2002 di lavorare per la città e di battersi per aiutare a crescere una nuova classe dirigente. Era questa l'ambizione che aveva spinto me ed Eva Catizone ad affrontare la campagna elettorale. È davvero inconcepibile che oggi Eva Catizone richiami in servizio la classe dirigente di 20 anni fa quando poteva invece scegliere tra tanti bravi giovani amministratori». -Che succederà nelle prossime settimane. Quale sarà il rapporto del Pse con il sindaco e con la nuova Giunta? «La risposta la daranno gli elettori. Dopo le ultime vicende le elezioni si sono arricchite di nuovi motivi di interesse. Primo tra tutti quello di pronunciare un giudizio sulla validità del modello Cosenza e sul governo della città. Se non lo dicessimo sbaglieremmo. Il 12 e il 13 giugno votiamo per le Europee e per la Provincia ma anche per rimettere nella giusta traiettoria la nostra cità. Nella lista del Pse ci sono alcuni dei maggiori protagonisti del modello Cosenza: c'è Luciano Crea vice sindaco di Giacomo Mancini, ci sono consiglieri comunali, esponenti socialisti che hanno tenuto fede alla linea portata avanti negli ultimi dieci anni. Dall'altra parte ci sono i professionisti della distruzione». - Anche Eva Catizone è nell'elenco dei “professionisti della distruzione”? «No. É semplicemente una vittima. La linea dei professionisti della distruzione è stata perdente ovunque anche quando hanno abbandonato il campo politico per entrare nel campo di calcio. Che fine hanno fatto fare alla squadra del Cosenza lo sanno tutti i cittadini. Adesso la città non può retrocedere anche sul piano amministrativo. Ci batteremo perchè questo non avvenga». -Quali le iniziative che il Pse porterà avanti nelle prossime settimane? «Lotteremo perchè alcune improvvide ripetute iniziative dell'amministrazione di Palazzo dei Bruzi non portino a un arretramento, a un ritorno all'indietro. Ci batteremo perchè i partiti valorizzino le migliori energie. Non faremo passare sotto silenzio il pericolo di un ritorno alle peggiore contrattazione». -Perchè la rottura tra Eva Catizone, il Pse e Giacomo Mancini jr? «É una domanda che va posta al sindaco. Noi l'abbiamo sempre sostenuta con lealtà. Dall'altra parte non c'è stato lo stesso atteggiamento. S'è fatto anzi di tutto per assumere nei costi confronti ingiustificate posizioni conflittuali e incomprensibili distinguo. Un esempio. Si sfila in piazza per difendere il diritto al dissenso e si sta muti quando la libera espressione della critica viene utilizzata a Rende contro il Pse per decretarne l'esclusione dal centrosinistra». -Eva Catizone l'«ingrata». Così l'avete definita. «L'ingratitudine non è una categoria della politica. É un comportamento nei cui confronti è legittimo esprimere la più severa riprovazione». -Quali ritorsioni, quali rappresaglie state studiando? «Nè ritorsioni nè rappresaglie. Saranno gli elettori a indicare il cammino da compiere. Senza consensi non si va de nessuna parte».
 


 
 
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