Doppio allarme rosso per il triciclo in provincia di Cosenza. Dal capoluogo silano, che fino ad oggi ha rappresentato un baluardo ulivista in una regione dominata dalla Casa delle Libertà, partono due segnali per i leader di piazza Santi Apostoli. La colpa? Di un folle armato con una Smith & Wesson calibro 45 e di una versione calabrese del premier Zapatero. Il folle armato di pistola è il pensionato Sergio Staino, che nel fine settimana ha ferito gravemente il sindaco di Rende Sandro Principe. Mentre Principe lotta tra la vita e la morte, il caso sembra tutt’altro che chiuso, visto che da più parti si parla di un’altra mano che potrebbe aver armato quella del pensionato, con passati di estrema destra.
La versione calabrese del premier spagnolo è il sindaco di Cosenza, Eva Catizone, che ha appena varato un cambio di giunta, con metà degli assessori del gentil sesso (con grande compiacimento di D’Alema che ha scherzosamente chiesto se era stata rispettata la quota maschile). Il problema è che il varo della nuova giunta è stato tutt’altro che indolore, visto e considerato che più di un lifting (leggasi rimpasto), si è trattato di una vera e propria plastica facciale. Dalla giunta comunale cosentina è scomparso il partito di maggioranza relativa, ovvero il Pse di Giacomo Mancini junior, mentre hanno fatto il loro ingresso trionfale il correntone Ds, il Pdci e la Margherita. Che Cosenza fosse terra di stranezze, lo si poteva evincere già dal successo della Catizone alle scorse comunali. La “pasionaria” cosentina aveva trionfato grazie a un cartello composto da Ds, Sdi, Pse-Lista Mancini, Udeur e Verdi. A contrastarla, oltre alla lista della Cdl c’era l’inedita alleanza Rifondazione-Margherita. Dopo due anni di governo, qualche giorno fa il cambio di giunta. Contro la scelta della Catizone, i consiglieri comunali del Pse – sostenuti nella battaglia dai cugini dello Sdi – hanno abbandonato il Consiglio.
Mancini jr è infuriato: “E’ la fine del Modello di amministrazione voluto per la città da Giacomo Mancini. Un modello che partiva dall’inserimento nella vita politica della città di personaggi non appartenenti al mondo dei partiti. la scelta della Catizone, che mio nonno aveva designato come sua erede, significa il ritorno della partitocrazia e dei professionisti della distruzione”.
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