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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA)
"DISTINGUO I PUPI DAI PUPARI"

18/6/2004

“Io voglio fare un ragionamento politico” esordisce Giacomo Mancini, in maniche di camicia, appena giunto da Roma nella sede del Pse. Ha la faccia di chi non ha mai smesso di sorridere, pensando ai risultati elettorali e il ragionamento che propone parte ovviamente da lì. Quanti si aspettano bordate contro il sindaco si sbagliano alla grande, la riflessione di Mancini è assai più articolata. “ora si deve analizzare e comprendere il voto per disegnare la strategia politica”, suggerisce il parlamentare. Il dato che propone è il protagonismo dell’elettorato socialista, “un successo eclatante, se sommiamo i consensi del Pse e quelli dello Sdi, arriviamo a 60.000 voti, a 78.000, se contiamo anche quelli del nuovo Psi”. Dall’altra parte ci sono i Ds, che crescono ovunque ma non a livello calabrese. “A Cosenza la quercia perde il 3%, perde anche a Vibo, a Crotone, segnando un dato in contro tendenza e questo è responsabilità dei vertici regionali del partito, che non riescono a dialogare con l’elettorato socialista”, dice calmo Mancini, sfogliando le carte con i voti. In questo dialogo mancato, in questa insensibilità dei vertici calabresi dei Ds, che secondo Mancini, avrebbe anche allontanato “intellettuali, professionisti e giovani”, si inserisce la questione Cosenza. “Si può davvero pensare di sospendere dieci anni di buon governo e vincere?”, si chiede retoricamente il deputato, che spara ad alzo zero sul segretario regionale Nicola Adamo, “che non ha saputo tenere in conto il buon lavoro che era stato fatto”. Ma mancini non ce l’ha con tutti i Ds, solo con Adamo, di cui in verità non pronuncia mai il nome e ricorda che Minniti stesso fu ad avviare, tempo fa, il dialogo con il nonno, “quando ancora la sua vicenda giudiziaria non era conclusa”. Insomma a sbagliare non sono D’Alema, Fassino, Minniti, ma solo il segretario regionale del partito, proprio mentre si preparano le elezioni regionali “e se le cose non cambiano, le perdiamo”, annuncia Mancini.per sventare questa ipotesi, occorre la capacità di inserire l’elettorato socialista, “portarlo da questa parte e questo non avverrà mai se continuano a mortificare la tradizione socialista come hanno fatto a Cosenza”. Ecco, questo è il punto, la ferita che sanguina, che non si sana. Aver lasciato la strada indicata, tradito le aspettative, “perché questa città non può essere amministrata facendo piccoli dispetti, senza progetti, ma seguendo traiettorie che vengono da dieci anni di lavoro, c’erano gli uomini e le donne per farlo, non era nemmeno difficile”. Ecco, questo è “l’errore imperdonabile, per il quale i responsabili devono pagare per essere stati incapaci”. Imperdonabile, Mancini lo ripete due, tre volte, sembra il grimaldello che chiude a ogni mediazione, “perché è compito delle forze più responsabili del centrosinistra fermare i professionisti della distruzione, che consegneranno la città alla destra peggiore per il loro malgoverno che crea solo delusione”. In tutto questo non una parola sul sindaco che sembra scomparsa dal vocabolario della politica del Pse. “Mio nonno mi diceva sempre di distinguere i pupari dai pupi – spiega sorridendo Giacomo Mancini – e di attaccare i pupari”. Un giudizio tagliente. Dunque il Pse è pronto a sfiduciare Eva Catizone? Mancini ci pensa un poco e poi aggiunge che “il voto di sfiducia viene dai cittadini, noi siamo solo i messi notificatori”. La prossima settimana viene in Calabria D’Alema, magari il caso Cosenza è nella sua agenda. “Ho già parlato con Massimo – annuncia tranquillo il deputato socialista – gli ho appena ora mandato via fax i risultati elettorali e in politica, alla fine, contano i numeri”. I numeri, appunto. Sulla parete c’è un manifesto con il giovane Giacomo che guarda in basso e sotto la scritta: “Con Eva Catizone per continuare il progetto di Mancini” e sembra un secolo fa. Michele Giacomantonio
 


 
 
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