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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA)
IL PSE ORA SI VUOLE SCIALARE

16/6/2004

A destra o a sinistra poco importa. Il Pse i suoi voti li ha presi eccome: si è confermato primo partito in città con circa 5000 preferenze e ora sembra pronto a prendersi anche qualche altra soddisfazione. Le dichiarazioni del dopo voto dei manciniani sono al veleno. “Il successo del Pse nella città di Cosenza è folgorante – dice il coordinatore provinciale Salvatore Magarò – Ancora una volta superiamo i cinquemila voti e ci confermiamo primo partito della città. La nostra affermazione rappresenta una condanna senza appello nei confronti del tentativo di cancellare dieci anni di buona amministrazione guidata da Giacomo mancini e conferma la volontà dei cittadini di tornare al Modello Cosenza”. Se pensate che Magarò sia stato troppo duro, sentite cosa dice Vincenzo Adamo neo eletto nel collegio I. “Ora – scrive – bisogna che il sindaco della nostra città prenda atto del diffuso e numeroso dissenso nei suoi confronti e tolga il disturbo dimettendosi dalla carica e liberando tutti dalla sua fastidiosa e nociva presenza per la città e per i partiti del centrosinistra che ancora la sostengono”. Giacomo Mancini spiega invece che “gli elettori hanno detto che il Modello Cosenza è irrinunciabile per la nostra città. Non si può derogare da esso. Le ultime scelte fatte hanno mortificato le donne e gli uomini che hanno collaborato con Mancini ed hanno eretto una barriera troppo alta tra l’Amministrazione e la cittadinanza. Il corpo elettorale ha ritenuto che questa è una via sbagliata e ritengo che sia nostro dovere correggerla, ponendo – conclude – un’argine all’azione dei professionisti della distruzione che hanno tentato di sovvertire il dato elettorale del 2002”. Insomma le intenzioni sono bellicose. Alle dichiarazioni si deve aggiungere l’ultimo manifesto che questa mattina è stato affisso in città. Il titolo centrale è abbastanza eloquente e riprende il noto refrain di Totonno Chiappetta: “Ni Scialamu”. In che modo è facile intuirlo. La data è già fissata. A fine mese in consiglio comunale si dovrebbe discutere il conto consuntivo. In realtà dal Comune fanno sapere che il patto di stabilità è stato rispettato in pieno e che ci sono anche degli avanzi di bilancio. Ma si sa, i numeri in politica hanno sempre alomeno una doppia chiave di lettura e così in aula la discussione tecnica è pronta a tramutarsi in scontro politico. I tempi sembrano essere maturi. Anche fra i consiglieri della maggioranza fuori dal Pse si registra un’aria un po’ rassegnata. Sulla giunta aleggia na brutta aria mentre i manciniani sono giustamente al settimo cielo. In particolare Vincenzo Adamo e Antonio Ruffolo che hanno dimostrato di essere davvero una macchina macina-voti. Per loro nessun timore ad abbandonare il seggio in consiglio comunale e a rimettersi in discussione. Quelli del Pse potrebbero approntare la mozione di sfiducia per quella data. Ad esse si aggiungeranno i consiglieri di opposizione che ieri non hanno certo perso tempo per attaccare la Catizone. De Rose sostiene che “se il voto fosse stato disgiunto, molti elettori che hanno dato la preferenza al Pse non avrebbero votato Oliverio. Non consentiremo alla giunta di riprendersi presentando mozioni minoritarie – prosegue De Rose – che servirebbero solo a contarci: il centrodestra è compatto sulla linea delle dimissioni ma spetta ad altre forze decidere le sorti dell’esecutivo. Noi – ha concluso De Rose – devremo continuare a fare politica come se nulla fosse, senza cadere preda di ossessioni che si rivelerebbero improduttive”. Questo pensa De Rose, mentre il gruppo di Alleanza Nazionale ha già presentato da tempo una mozione di sfiducia che aspetta di essere sottoscritta. Ricordiamo che la mozione deve essere proposta da almeno sedici consiglieri per essere discussa in consiglio e sottoscritta da almeno 23. i numeri sembrano esserci. Più probabile però che il Pse decida di andare per la sua strada, anche per troncare ipotesi fantapolitiche che vorrebbero la riedizione di un accordo fra i manciniani e i post-fascisti come quello che diede il Comune a Giacomo Mancini nel lontano 1993. La strada è quella di non votare il bilancio e far cadere per questa via la Giunta. I Ds faranno di tutto per salvare la situazione, contando sull’apporto di Mario Oliverio, storico mediatore fra il suo partito e il vecchio Mancini. Negli ultimi tempi però, la polemica di Giacomo Mancini è sembrata troppo serrata per ipotizzare un improvviso dietro front.
 


 
 
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