Tutti sotto lo stesso cielo. E per tutti lo stesso futuro, per domani gli astri suggeriscono: incertezza. Tutti davanti alla Prefettura. E per tutti tasche vuote, per domani le aziende suggeriscono: chiusura o cassa integrazione, che sarebbe l’unica buona stella .
Polti, Dne-Emibond, MicoFispa, Piano Lago, Mangone, Piane Crati, tutte nella valle Savuto, tutte in crisi. Chi lavora lì protesta e ieri lo fa anche a piazza XI Settembre. I lavoratori vogliono conoscere la propria sorte, avere i soldi dello stipendo e se possibile vogliono essere pagati «con assegni che non siano scoperti», come racconta una lavoratrice della fungaia Micofispa. Lavoratori, sindacati, amministratori comunali, politici chiedono un intervento della Regione contro una cassa integrazione che ieri diventa cassa di risonanza. Un richiamo per contenere una situazione che sta precipitando. Per arginare un fiume in piena, la disoccupazione.
Che il Savuto sia solo «terra di conquista», non sta più bene a nessuno. Non sta bene perché la conquista diventa, dopo anni di fatica, la sconfitta, si tramuta in perdita, dell’occupazione. I finanziamenti, si sa dopo un po’ finiscono e lo Stato non rimpingua in continuazione le casse. Ma la soluzione per un’ azienda che rischia il crollo «non sta nel mandare a casa i lavoratori, c’è bisogno di piani industriali». A sottolinerlo Marino Reda, consigliere provinciale di rifondazione e Giuseppe Gallo, consigliere provinciale dei Ds.
Per risolvere il problema della zona industriale nel Savuto, già sono intervenuti i sindaci. Un consiglio comunale aperto a Rogliano già è stato fatto. Ora tocca alla Regione creare le basi per una svolta. «Il Savuto non può perdere di colpo 300 posti di lavoro, così si rischia il collasso», è preoccupato il sindaco di Grimaldi Pino Albo. «La 488 non può bastare, le aziende non possono andare avanti con gli aiuti dello Stato e poi sbattere le porte quando finiscono i soldi», sottolinea Roberto Tosti assessore a Rogliano dell’Udc.
E per discutere del problema, sabato è prevista una riunione dei partiti del Savuto, annuncia Gaetano Pignataro, responsabile Area lavoro dei Ds. Trovare un modo di fare impresa, invitando la Regione a recuperare le risorse umane del Savuto, è quello che interessa alla delegazione del Pse-Lista Mancini guidata dal consigliere regionale Salvatore Magarò, e costituita dai consiglieri comunali di Cosenza e da altri dirigenti e aderenti del partito. I socialisti dell’area urbana di Cosenza, oltre a ritenere necessaria una mobilitazione di tutte le forze politiche «temono che la situazione della Polti possa rappresentare la punta dell’iceberg di uno scellerato disegno che mira al progressivo smantellamento dell’area industriale di Piano Lago», si legge in una nota.
Ma nel frattempo lo sconforto sui gradini della Prefettura si coglie nel silenzio dei manifestanti. I lavoratori si sentono abbandonati, «purtroppo non ci sono più le premesse per fare impresa, così siamo alla mobilitazione generale. Se a noi si unissero anche gli Lsu saremmo proprio in tanti a chiedere di cambiare un modello che non funziona», spiega Pietro Aiuola che lavora alla Dne. E continua «la Regione sta cercando una risposta per le aziende telematiche, la Dne è nata dal ‘78 è un’azienda leader nel settore, perché non inserirla nell’idea? I nostri problemi vanno avanti da più di un anno». Intanto mentre alla fungaia si lavora per non far marcire i funghi arriva solo lo stipendio di giugno. Alla Polti aspettano settembre, sperando che l’azienda comunichi un piano per il rilancio. Loro che pensano al peggio «stanno smantellando i macchinari e non possiamo neanche avere la cassa integrazione perchè siamo pochi, non raggiungiamo il numero di lavoratori necessario», spiegano Alessandro Altomare e Luca Nicoletti lavoratori e appartenenti alla Cgil Fiom.
Allora più che di una speranza che si alza da una valle c’è bisogno di un progetto che rialzi l’intero Savuto.
Laura De Franco
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