Un viaggio per gettare un ponte. Più lungo ancora di quello sullo Stretto: un ponte tra la Calabria e il Canada.
è la missione che l'onorevole Giacomo Mancini e un gruppo di amministratori locali della Valle del Savuto, in provincia di Cosenza, si sono dati con un viaggio - tuttora in corso - qui in Ontario.
Mancini, nipote d'arte (suo nonno Giacomo fu sindaco di Cosenza, segretario nazionale del Partito socialista e più volte ministro durante la Prima Repubblica), è stato eletto nel 2001 alla Camera dei deputato nelle file del Pse. Alla sua seconda missione in Canada, è stato in visita ieri alla redazione del Corriere Canadese: «Lo scopo di questo viaggio - ha spiegato Mancini, accompagnato dal consigliere comunale di Toronto, Peter Li Preti - è di rafforzare i rapporti di amicizia e collaborazione con la comunità italiana, e soprattutto calabrese, che vive e lavora qui. In questo Paese molte persone si sono fatte strada con anni di lavoro e sacrifici e oggi costituiscono una parte importante dell'economia canadese. La sfida che le classi dirigenti dell'Italia e anche della Calabria dovrebbero oggi cogliere è quella di riallacciare i rapporti con chi in passato è andato via. Gli italiani, e in particolare i calabresi all'estero, sono una grande risorsa di idee e di talenti alla quale dovremmo attingere più spesso per far crescere la nostra terra. Abbiamo bisogno del loro esempio e della loro inventiva».
Instaurare una collaborazione più fitta, quindi. Ma dietro l'angolo potrebbero anche es-serci dei progetti concreti: «La nostra parte - ha aggiunto Mancini - è di stringere rapporti istituzionali. Con Toronto, Vaughan e altre comunità dove i calabresi e gli italiani in generale sono una realtà importante. Vogliamo capire i punti di eccellenza delle amministrazioni locali canadesi e poi lavorare insieme per favorire dei progetti. Alla loro attuazione, quando si tratta di iniziative imprenditoriali, devono però provvedere i privati. In Cala-bria i giovani che vogliono fare, che vogliono sfatare il mito negativo della terra in mano alla criminalità dove non si può fare niente, sono numerosi. Sta a noi incoraggiarli e aprire loro le porte. E le porte devono essere aperte anche per quei calabresi che ora vivono qui ma che hanno ancora nel cuore la loro regione di origine. Vorrei tanto che queste due realtà entrassero in contatto. Per trasmettersi capacità e talento. E perché no? Magari per favorire qualche investimento dal Canada alla Calabria: c'è tanto bisogno che chi qui in Canada ha avuto successo non dimentichi la sua terra, magari dandole una mano a crescere».
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