Il Pse guarda al futuro che è rappresentato dal nuovo soggetto politico nascente, dalla unione di storie e tradizioni che hanno un comune approdo, cioè la sponda riformista. Così, davanti a una assemblea significativamente affollata, Giacomo Mancini propone, ai militanti del suo partito, il nuovo corso quale naturale evoluzione del cammino fin qui percorso. Un nuovo partito duqneu, che vedrà la coniugazione delle esperienze delle forze socialiste, radicali, liberali e laiche e che vedrà la luce proprio nel momento "di rinnovato attacco e invadenza delle gerarchie ecclesiastiche", spiega Mancini, pensando alle recenti tentazioni teo-neoconservatrici che si affacciano prepotenti anche nel nostro Paese. Ma la sfida è ben altra. E' di natura politica soprattutto dopo la straordinaria affermazione delle primarie nel centrosinistra "che sono anche una bella risposta al governo che ha voluto approvare una riforma elettorale con lo scopo di limitare gli effetti di una sconfitta". Quindi Mancini, dopo aver esaltato il popolo della sinistra, lancia la sfida al suo movimento. L'opportunità di essere protagonisti con altri della nascita del nuovo soggetto politico, gli sembra un appuntamento fondamentale per una forza politica come la sua che, pur rivendicando orgogliosamente le sue origini localistiche, mira ad allargare i propri orizzonti. Del resto oggi, come ha rammentato lo stesso Mancini, il Pse è presente in ogni istituzione con un suo rappresentante, ma questo non deve bastare, volendo con impegno partecipare alla vittoria del centrosinistra prodiano alle prossime elezioni. Per fare questo è necessario avere più ampio respiro, proseguendo il cammino storico del partito in modo coerente. E a Mancini l'unione delle storie socialiste, radicali, liberali e laiche, appare come la possibilità di dare vita a un partito capace di raccogliere anche il 6% dei consensi, diventando la terza forza della coalizione, soprattutto se, come auspicato, il prossimo congresso nazionale del Nuovo Psi, sancirà la chiusura dell'alleanza con la destra, realizzando così l'unità dei socialisti. E dopo lo sguardo al futuro, ecco quello alle cose più prossime, come la Regione, dove il Pse ha apprezzato gli sforzi di Loiero, ma teme "che alcuni atti rallentino l'impegno riformatore", riferendosi alle nomine che "non devono servire a pagare qualche centinaio di voti". Rassicurante invece con Oliverio, con il quale "siamo disponibili a rafforzare la sua squadra". Severo invece con la Catizone. Il capitolo Comune resta aperto dolorosamente per il Pse, come un tradimento del modello Cosenza. Oggi per Mancini la città è senza una guida forte e autorevole mentre appare sempre più urgente ritrovare un programma capace di ridare centralità al capoluogo.
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