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Rassegna stampa [ARCHIVIO ANNI PRECEDENTI]

(Gazzetta del Sud)
Moti di Reggio, giusto ricordare senza reticenze quel periodo buio

19/7/2006

Giacomo Mancini ha inviato alla Gazzetta del Sud questa lettera pubblicata sull'edizione di Reggio Calabria a pag. 22

La decisione del Sindaco di Reggio Calabria di intitolare una parte del lungomare e l’arena della città al senatore Ciccio Franco ha ricevuto, insieme ad alcuni apprezzamenti, non poche critiche provenienti da esponenti di settori politici diversi e assai lontani tra loro, ad iniziare da autorevoli dirigenti dello stesso partito dell’on. Giuseppe Scopelliti. Anche la Gazzetta del Sud, dalle sue colonne, ha contribuito ad alimentare una discussione che dalla controversa figura di Franco si è rapidamente spostata ai moti scoppiati nel luglio 1970. Alcune ricostruzioni che sono state fornite mi sembrano parziali se non addirittura reticenti e per questo che le chiedo, caro direttore, ospitalità. Dal luglio 1970 fino al febbraio dell’anno successivo (con una tragica appendice nel settembre dello stesso anno) Reggio Calabria fu teatro di violenti e prolungati scontri con le forze dell’ordine: 5 morti, un migliaio di arresti, 700 feriti tra polizia e carabinieri, assalti alla Prefettura, alla Questura e alle sedi di vari partiti di cui alcuni dirigenti impiccati in piazza in effige, blocchi stradali, ferroviari, al porto e all’aeroporto. All’inizio si protestava per lo spostamento del capoluogo della neonata regione a Catanzaro. E fu per questo che tanti cittadini di Reggio appoggiarono in buona fede quella rivolta. Sul fuoco del malcontento popolare soffiarono in molti. Il leader indiscusso fu certamente Ciccio Franco. Dietro di lui c’erano il principe “nero” Iunio Valerio Borghese che aveva programmato per dicembre un colpo di stato, tra mafiosi, picchiatori fascisti che dopo questo battesimo del fuoco imboccarono la via della lotta armata, giovani e vecchi arnesi dei servizi segreti e della massoneria deviata. Anche alcuni gruppi di sinistra tentarono di inserirsi. Il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro una bomba fece deragliare il treno “Freccia del Sud” provocando sei morti e 54 feriti. Il 4 febbraio 1971 venne lanciata una bomba contro un corteo antifascista a Catanzaro che uccise l’operaio socialista Giuseppe Malacaria. Qualche mese dopo cinque ragazzi anarchici (Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso) vennero fatti fuori in un falso incidente stradale perché stavano redigendo un dossier sui retroscena di quell’intrigo. L’anno dopo a Reggio, con un grande moto di solidarietà nazionale, i sindacati metalmeccanici portarono 40 mila lavoratori che sfilarono sotto una gragnola di pietre lanciate dalle strade laterali. Per fermare quei treni speciali i fascisti fecero scoppiare altre otto bombe. Questi sono i fatti. Ricordarli oggi non significa né offendere la comunità di Reggio Calabria né mancare di rispetto a chi partecipò sulle diverse sponde a quei tristi eventi. Al contrario, significa onorare la verità al fine di instillare nelle giovani generazioni, un forte sentimento democratico di impegno comune a difesa della democrazia e contro le tenebre dell’estremismo.

 


 
 
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