Cosenza, 19 nov. - Giacomo Mancini difende la sua scelta di aderire al Pdl dopo la rottura con il Partito Socialista. Lo fa con una lettera pubblicata da "il Riformista". "Mi sorprende - afferma l'ex parlamentare, nipote ed omonimo dell'ex segretario nazional del Psi, rivolgendosi al direttore del quotidiano - che 'Il Riformista' sia sorpreso per il fatto che un riformista decida di stare dalla parte di chi fa le riforme e contro chi le osteggia. Per chi, come me, e' socialista e puo' vantare una gloriosa e centenaria storia familiare socialista e' naturale stare dalla parte di chi ha iniziato a cambiare il Paese e contro chi favoleggia di un pericolo per la democrazia e si limita ad agitare la piazza. Considero giusto e coerente - aggiunge - lavorare insieme a chi predilige i fatti alle chiacchiere, premia i meriti e taglia gli sprechi, investe nei diritti e nelle garanzie per i cittadini e lotta contro gli ingiusti privilegi delle corporazioni. Del resto, non solo io, ma i commentatori piu' autorevoli evidenziano come nel nuovo assetto, che da bipolare sta trasformandosi velocemente in bipartitico, il governo Berlusconi ed il PDL stiano imprimendo alla propria azione un chiaro profilo riformatore innovando nel campo dell'istruzione, della giustizia, della pubblica amministrazione, dell'economia e del lavoro, ed il PD che ha delegato la sua leadership all'onorevole Di Pietro, sia impegnato a difesa di quelli che Panebianco sul Corriere della Sera di sabato scorso definiva "ragnatele di rendite, piccoli privilegi, cattive abitudini, inefficienze e sprechi". Per questo ho scelto di partecipare al progetto del PDL e di spendermi per il suo successo convinto che il nuovo soggetto politico rappresentera' l'approdo non solo per quei partiti che dal 1994 hanno accompagnato la discesa in campo di Berlusconi, ma anche per tutti quei riformisti delusi dal tradimento della prospettiva socialdemocratica del PD. Non vedo nulla di incoerente e di contraddittorio - continua - rispetto alla mia storia. Sarei stato incoerente invece se avessi deciso di confluire nel PD che si e' alleato con Di Pietro ed ha lasciato a casa i socialisti cosi' cancellando la nostra rappresentanza dal Parlamento e finendo il lavoro iniziato all'inizio degli anni novanta dalle procure di Milano, Palermo e Reggio Calabria (a proposito mio nonno e' stato assolto con formula piena e non per prescrizione (come afferma il vostro articolista) dalla lunga e dolorosa persecuzione giudiziaria che gli ha procurato un ictus che lo ha prima paralizzato e poi ucciso). Naturalmente - prosegue - la mia adesione ha fatto e continua a far discutere in Calabria e non solo".
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